Il servizio idrico militare ha ricoperto, sul fronte trentino, un ruolo centrale per quanto riguarda l'approvvigionamento dell'esercito.
L'acqua era necessaria al fabbisogno delle truppe, al raffreddamento delle mitragliatrici, dei gruppi di compressori per i lavori di scavo e dei motori degli autoveicoli.
Il solo fabbisogno giornaliero di acqua da parte del soldato era normalmente di 9 litri, senza contare gli animali.
Inizialmente le risorse idriche locali riuscivano a sopperire all'ingente bisogno di acqua potabile, tuttavia col dilagare delle epidemie di tifo e la chiamata alle armi di un numero sempre maggiore di soldati, si dovettero cercare delle vie alternative con cui rifornirsi. Fu così che ebbe inizio il trasporto dell'acqua tramite carri cisterna ferroviari, autocarri, muli e persino cani. La situazione si aggravò ulteriormente durante e dopo la Strafexpedition, quando fu necessario presidiare con forze ingenti zone povere d'acqua. Si pensò allora di costruire degli acquedotti militari, che dovevano sopperire al compito di trasportare acqua fino a quote molto elevate, come nel caso del Monte Pasubio.