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Un
fronte difensivo era costituito da più linee scaglionate in profondità,
collegate da una fitta rete di camminamenti a zig-zag, per sottrarsi al
tiro d'infilata, allo scopo di contrastare il possesso del terreno palmo
a palmo. In tal modo, perso un tratto di trincea, era possibile, occupando
camminamenti e tratti di trincea collaterali, raccordare le parti non
perdute e ripristinare la difesa.
Nei punti principali della linea di combattimento che costituivano obiettivi
probabili dell'attacco o erano posizioni adatte alla manovra si stabilivano
i capisaldi.
In generale, comunque, le fortificazioni
dovevano rispondere a due scopi:
Favorire l'azione
delle truppe che si impiegano
Affievolire l'azione delle
truppe avversarie.
Il primo scopo si raggiungeva:
Costruendo ripari
e/o trincee, che rendevano facile il proprio
tiro e diminuivano l'effetto di quello avversari
Con l'uso di diaframmi e/o
maschere che nascondevano le posizioni difensive
Mediante lavori di comunicazione
che facilitavano i movimenti del difensore lungo la linea di combattimento.
Il secondo scopo si raggiungeva:
Creando ostacoli
artificiali vicino alle posizioni difensive per rallentare l'avanzata
del nemico
Con lo sgombro
del campo di tiro obbligando così l'assalitore ad avanzare
sotto l'azione del fuoco del difensore
Con lavori di distruzioni
per ostacolare l'avanzata delle truppe attaccanti.
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