Durante la Grande Guerra tutti i belligeranti fecero uso di sostanze gassose per creare cortine fumogene, nebbiogene e incendiarie. Tali prodotti furono usati assieme ai gas velenosi per creare confusione al nemico, per segnare il punto d'arrivo e regolare i tiri a gas, per accecare osservatori e comandi, e creare delle cortine entro cui manovrare le truppe d'assalto.
L'uso concentrato di proiettili fumogeni-nebbiogeni in zone ristrette come gole profonde, valli, caverne, fortini, poteva avere sul nemico effetti tossici e irritanti, anche se non mortali, vista la composizione chimica degli stessi. Ad esempio, gli italiani usarono l'oleum (acido solforico) per le loro barriere e cortine fumogene mentre gli Austro-Tedeschi usarono una miscela di anidride solforica mescolata con cloridrina solforica, onde creare una nebbia densa e opaca.
Per uso bellico vi furono tre distinte categorie di sostanze aggressive:

  • Gas fugaci e volatili. Per azioni di attacco veloci e di sorpresa, dovevano essere velenosissimi e tossici, espandersi velocemente nell'aria e altrettanto velocemente neutralizzarsi con acqua, non dovevano fissarsi al terreno nella zona d'attacco per permettere agli attacchi di manovrare con una certa sicurezza (cloro, fosgene, bromo).
  • Gas persistenti. Adatti a rendere inibite al nemico le zone attaccate dai gas, manifestando la loro azione tossica e velenosa molto lentamente, fissandosi al terreno e alle cose per alcuni giorni, prima di perdere le qualità tossiche (iprite, cloruri, bromuri)
  • Gas molto persistenti. Adatti a rendere inagibili per molti giorni le zone possedute e per ritirate strategiche e difensive (iprite, prodotti fumogeni e nebbiogeni).

Gli aggressivi chimici sono classificate in categorie anche a seconda dei loro effetti fisici:

  • Lacrimogeni: colpiscono selettivamente gli occhi, ma causano anche problemi respiratori se in larga concentrazione e lunga esposizione (derivati dall'acetone, cloropicrina, bromuro di benzile, bromuro di xilite, cloruro di benzile, acroleina, cloroaceto fenone).
  • Sternutatori: provocano irritazione all'apparato respiratorio, sternuti, nausea e vomito. In genere gli aggressivi a base di arsine (metildicloroarsina, etilcloroarsina, difenilcloroarsina, lewisite 1,2,3).
  • Vescicanti: inizialmente provocano dolore agli occhi, alla gola e ai polmoni, ma poi ulcerano la pelle esposta al contatto (iprite, lewisite 1 e 2, solfuro di etile biclorurato e tetracloruro di carbonio).
  • Soffocanti o asfissianti: causano l'impossibilità dei polmoni di ricevere ossigeno e quindi di distribuirlo al sangue mediante il riempimento degli stessi con fluido (cloro, bromo, fosgene, bromofosgene, eteri composti dell'acido solforico).
  • Gas tossici: passano attraverso i polmoni e raggiungono il sangue impedendo la circolazione dell'ossigeno nel corpo e il suo rilascio (acido cianidrico, fosgene, monossido di carbonio).