Le zone, che meglio si prestano al tiro d'intossicazione, sono quelle che si oppongono alla rapida dispersione della nube di gas, abitati, anfrattuosità del terreno e avvallamenti, specie se boschivi, e zone pianeggianti e boscose. Su posizioni preminenti, purché non fittamente boschive, l'efficacia dei tiri può invece ritenersi nulla, appunto per la rapida dispersione della nube.
Le condizioni atmosferiche, che hanno influenza sul tiro d'intossicazione, sono: l'umidità, la temperatura ed, in modo preponderante, il vento. L'umidità fa diminuire le proprietà tossiche dei gas, ma è necessario che essa sia in forte quantità perché la diminuzione sia sensibile. La pioggia è sfavorevole all'impiego dei proietti a liquidi per lo stesso motivo dell'umidità e anche per l'effetto materiale di compressione al suolo dei gas; non conviene dunque eseguire il tiro con pioggia battente. L'influenza della neve varia con l'altezza dello strato di cui è coperto il terreno: se tale altezza è di pochi centimetri l'influenza è trascurabile; con strato di neve superiore ai 30 centimetri il liquido potrebbe venire assorbito dalla neve per cui risulterebbe impedita la gassificazione. L'alta temperatura determina la rapida diluizione dei gas verso l'alto. Le basse temperature rallentano la trasformazione in gas del liquido costituente la carica di proietti speciali e mantengono poi la nube vicino al suolo.
Il vento, mentre è sfruttato come veicolo che trasporta l'offesa fino ai luoghi più nascosti, tende però a disperdere la nube di gas. Se ha velocità superiore a 3-4 metri al secondo non si potrà eseguire il tiro o lo si dovrà fare con grandissimo numero di proietti. I boschi e gli avvallamenti moderano la velocità del vento, qui è possibile il tiro d'intossicazione anche quando, in terreno vicino o pianeggiante, le condizioni aeree non lo consentono.