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Il
Servizio Sanitario dell'esercito italiano durante la prima guerra mondiale
era costituito dal Corpo di Sanità Militare,al quale si univano
gli assimilati della C.R.I., e dai militari di supporto assegnati in relazione
alle necessità nelle varie zone del conflitto. Ogni reggimento
aveva il Capitano Medico che coordinava l'assistenza a malati e feriti,
e un massimo di 2 subalterni, normalmente studenti o aspiranti ufficiali
medici. In ogni battaglione c'erano 2 Caporali Aiutanti di Sanità
col compito di dirigere le squadre dei barellieri ( 8 per compagnia).
Alle compagnie degli Alpini, dei Bersaglieri ciclisti e dei Mitraglieri
erano poi assegnati altri militari addetti al servizio medico.
La C.R.I. aveva mobilitato circa 9500 uomini, 8200 crocerossine e 1200
ufficiali, la maggior parte dei quali rimase in servizio nelle strutture
sanitarie della C.R.I., mentre una parte venne assegnata alle unità
sanitarie del Regio Esercito. Altro personale occupato nella guerra
era quello composto dagli ufficiali farmacisti, automobilisti, d'amministrazione,
dai cappellani e dai civili. È interessante notare che nel 1916
gli ufficiali medici al fronte erano 8000
(e altri 6000 in zona più arretrata) mentre nel 1918 il numero
era salito a 17000 grazie alla mobilitazione di studenti e medici civili.
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