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La
mulattiera inizia a Bocchetta Campiglia (1216 m.), che si raggiunge dal
passo Xomo seguendo la parte iniziale della strada degli Scarubbi (1,5
km). Il tracciato si innalza lungo le pendici della Bella Laita, attraverso
3 tornanti sostenuti da poderosi muri a secco, che portano al monumentale
ingresso della 1ª galleria, dedicata a suo tempo al capitano Ing.
Zappa (capitano del V reggimento Genio che progettò l'opera). Sul
frontone, in alto, la data di costruzione in numeri romani (MCMXVII, 1917)
e immediatamente sotto un'iscrizione in latino che reca il detto "Ex
arduis perpetuum nomen", che significa "da ardue imprese (proviene)
fama eterna". Sotto, sono riportati in sequenza: lo stemma del V
reggimento genio, il nominativo della 33ª compagnia Minatori, esecutrice
dell'opera e il numero delle centurie di lavoratori che presero parte
ai lavori (centurie 349-523-621-630-765-776)
Anni fa, all'entrata e all'uscita di ogni galleria sono state poste delle
lapidi marmoree che recano incise il numero progressivo, la lunghezza
in metri lineari e la dedica, cioè il nome
dato allora ad ogni galleria dal Capitano Corrado Picone, comandante della
33ª compagnia Minatori.
All'uscita della prima galleria il tracciato descrive un semicerchio intorno
a un canalone ed entra nella 2ª galleria, intitolata al generale D'Havet.
Assai vasta
e luminosa, essa presenta sulla destra un ramo laterale che portava ad
una postazione d'artiglieria.
Di nuovo all'aperto, si percorre un tratto a mezza costa: si incontra
un'altra galleria che fuoriesce in un solco: la strada prosegue verso
Ovest per 60 metri circa, sostenuta a valle e protetta monte da muraglioni
di cemento, e al termine di questo tratto, riconverge bruscamente a Est,
descrive 3 brevi tornanti e, dopo una serie di gallerie conduce a alla
8ª, che presenta delle diramazioni per varie postazioni di artiglieria
con azione di tiro sulla val Posina, M. Majo al M. Cimone d'Arsiero. All'uscita
dell'11a galleria, si sbuca nel punto dove in guerra giungeva il primo
tronco della teleferica a mano (campo I).
Proseguendo si giunge alla 14ª galleria al cui interno si passa su un
ponticello in cemento che permette di superare un canalone e che è
protetto dalle cadute di sassi da una volta in muratura.
Il tracciato sale a mezza costa con forte pendenza, e dopo alcuni tornanti,
arriva alla 18ª galleria, all'uscita della quale si notano a livello strada
5 pozzi in cemento, normalmente colmi d'acqua, che affondano nella roccia
rivelando la presenza di scalini in ferro: si tratta di "fornelli
da mina". Durante la guerra erano riempiti di cariche esplosive per
poter interrompere il tratto stradale in caso di sfondamento del fronte
pasubiano da parte austriaca che aveva artiglierie postate dalla destra
della Val Lèogra.
Si entra quindi nella 19ª galleria, la più lunga di tutto il tracciato
(circa 320 m): dedicata a suo tempo al Re d'Italia, essa si innalza con
4 spirali irregolari lungo le viscere della montagna. La successiva è
forse la più spettacolare, intitolata al generale Cadorna: lunga
un centinaio di metri, supera un consistente dislivello inerpicandosi
a tripla spirale all'interno di un picco conico, sbucando presso la sommità.
Ora
la strada descrive un'ampia curva prima di entrare nella breve 21ª galleria,
oltre la quale si esce sul gran solco della Val Camossara. Si prosegue
attraversando altre brevi gallerie, per raggiungere la 27ª, dedicata al
cap. Picone. Da questo punto è possibile ammirare una superba prospettiva
del M. Forni Alti e la suggestiva visione del gigantesco torrione alla
cui base sbuca la citata galleria.
La strada sale poi linearmente, tagliando la scoscesa parete orientale
di M. Forni Alti. Superata la 30ª galleria si entra nell'enorme svasatura
che separa la Bella Laita dal monte Forni Alti; da qui si può vedere
in alto la strada, intagliata nella roccia, che, dopo aver superata la
testata della Val Camossara, converge e supera la valle dal lato opposto.
Con pendenza regolare e non troppo accentuata si percorre il fianco meridionale
della valle; usciti dalla 31ª galleria si è colpiti dal grandioso
muraglione che sostiene la strada. Alla fine del muro, accanto ad una
caverna ricovero, si nota una lapide della 168ª compagnia Zappatori e
una scaletta in ferro che permette di salire sul muraglione per poter
raggiungere la forcella Camossara (1875 m.). La strada prosegue incidendo
la parete sud-est di monte Forni Alti fino a superare completamente la
Val Camossara, quindi volge decisamente ad ovest mantenendosi pressochè
pianeggiante. Fra la 32ª e la 34ª galleria si concludono sulla strada,
segnalati da lapidi marmoree i vai del Pino, del Motto e del Ponte.
All'uscita della 37ª galleria si può vedere il tracciato che, in
leggera discesa, taglia la testata di Val Fontana d'Oro, poco sotto l'omonimo
passo. Dalla strada, in pochissimo tempo, a destra, si può raggiungere
la fontanella (Fontana d'Oro) da cui sgorga un esilissimo filo d'acqua;
sul fondovalle domina il torrione del Campanile di Fontana d'Oro.
A questo punto una grande frana costringe a deviare dal percorso per aggirare
la parete da cui si è staccata.
Ritornati sulla strada si continua a salire verso il Cimon del Soglio
Rosso; dopo la 48ª galleria, a sinistra, si stacca la mulattiera bassa,
ora ridotta a poco più di una traccia, che si collega a quella
proveniente dal passo di Fontana d'Oro che conduce al Soglio Rosso e successivamente
sbocca nella Val Canale, poco sotto il rifugio "Papa". Poco
dopo, a destra, un piccolo sentiero conduce alle piazzole di artiglieria
sul Cimon del Soglio Rosso dove durante la guerra erano appostati due
pezzi di artiglieria da 149G.
Il
tracciato, toccato il punto più alto a circa 2000 metri, percorre
ora la suggestiva parte finale, con la strada letteralmente intagliata
in una cengia nella roccia strapiombante, appesa sui paurosi burroni della
Val Canale. Sono innumerevoli e ben visibili all'intorno le tracce di
sentieri e di ricoveri: si nota come questo pur precario spazio sia stato
sfruttato in ogni sua piega, per sistemarvi baraccamenti per le truppe
a riposo, servizi e artiglierie anche di medio calibro.
Superate la 49ª e la 50ª galleria, la costruzione delle quali è
posteriore a quella delle altre gallerie come testimonia il tracciato
delle strada che le avvolge all'esterno, si perviene alle ultime due gallerie
che sono a spirale, con alcuni finestroni per l'illuminazione. Si percorrono
in discesa e, superato il cancelletto di protezione, si sbocca su una
piazzola protetta da una ringhiera metallica, proprio di fronte al rifugio
"Papa", alle Porte del Pasubio.
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