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Il
bisogno di costruire la strada delle gallerie nacque dalla necessità
di realizzare un percorso mulattiero alternativo alla camionabile degli
Scarubbi che da Bocchetta Campiglia salisse lungo il versante meridionale
giungendo fino alle Porte del Pasubio. La strada degli Scarubbi costituiva
infatti l'unica via d'accesso al Pasubio praticabile con automezzi e salmerie,
ma era per gran parte soggetta all'osservazione degli austro-ungarici,
i quali potevano con le loro artiglierie controllare e interdire ogni
movimento. Nonostante il tracciato fosse accuratamente mascherato, il
transito poteva avvenire solo di notte ed a fari spenti, con gravissimi
rischi sia per i conducenti sia per gli autoveicoli coi relativi carichi,
data l'esposizione della sede stradale. Inoltre, da autunno a primavera,
la grande quantità di neve che si accumulava rendeva materialmente
impossibile il transito dei veicoli.
Con la progettazione della mulattiera
si voleva:
- consentire il transito a pedoni e salmerie in qualsiasi
stagione e nelle condizioni atmosferiche anche più avverse, rimanendo
costantemente al coperto dalla vista del nemico e in favorevoli condizioni
di sicurezza;
- costruire un anello stradale di arroccamento rispetto
alle posizioni del Pasubio, collegandosi alle Porte del Pasubio con
la mulattiera che per il Soglio dell'Incudine scendeva verso la rotabile
della Val di Fieno;
- fornire un sicuro accesso
a posizioni fiancheggianti per la difesa a oltranza della linea Bocchetta
Campiglia, Colle Xomo, M. Alba, Colletto di Posina e assicurare una
nuova linea di comunicazione fra i settori Pasubio e Val Posina.
Il comando del genio del V corpo
d'armata, col. brig. D'Havet, affidò l'importante incarico della
costruzione della strada mulattiera al ten. di compl. ing. Giuseppe Zappa,
comandante della 33a compagnia minatori del 5° reggimento genio, il
quale accettò l'incarico dislocandosi nel marzo del 1917 a Bocchetta
Campiglia, costituendovi un campo base.
Fin
dai primi dello stesso mese, un piccolo drappello aveva iniziato a scavare
alcune gallerie, senza però un vero e proprio progetto esecutivo.
Pertanto fu deciso di innalzarsi e procedere evitando in modo assoluto
le contropendenze, in modo tale da approntare un tracciato comodo, adatto
anche al transito di piccoli carretti. Il primo obiettivo consisteva nel
superare la rocciosa parete che si elevava a picco sopra Bocchetta Campiglia,
in modo tale da guadagnare la sovrastante cresta sommitale. Successivamente
si pose mano al sentierino che permise l'accesso a punti dai quali sarebbe
stato possibile studiare l'ulteriore tracciato. A meno di un mese dall'inizio
dei lavori, poté funzionare un primo tronco di teleferica a mano,
permettendo così a un drappello di lavoratori di sistemarsi stabilmente
presso la stazione d'arrivo. Essa era situata nell'ampia svasatura situata
all'uscita della 13a galleria, ossia il campo I. Nella seconda metà
di aprile funzionò anche un secondo tronco, all'arrivo del quale
fu costruito il campo II. Restava da esplorare il tratto che dal campo
II doveva portare sulla cresta della Bella Làita, regione nella
quale si sarebbe dovuto svolgere il tratto iniziale della mulattiera.
Nel frattempo l'ing. Zappa, trasferito alla direzione dell'aeronautica
di Torino, fu sostituito dal capit. ing. Corrado Picone.
A
giugno erano stati condotti a termine gli studi per il congiungimento
dei tratti stradali già compiuti, i quali comportavano la costruzione
di numerose gallerie, a questo scopo si allestirono nuovi baraccamenti
più alti e un terzo tronco della teleferica a mano, originando
così la stazione d'arrivo indicata come campo III.
Verso la fine d'agosto, il tracciato definitivo della strada fra Val Camossara
e il Passo di Fontana d'Oro era a buon punto, fra settembre e dicembre,
fu completato anche il tronco stradale lungo circa 3 km collegante Val
Camossara alle Porte del Pasubio. Ai primi di dicembre la 33ª compagnia
veniva trasferita, e i genieri abbandonarono il lavoro, poiché
l'ultimazione e rifinitura dell'opera era ormai limitata al tratto dal
Passo di Fontana d'Oro alle Porte del Pasubio, risolvibile in una decina
di giornate lavorative.
La strada era stata iniziata con una ventina di soldati, aveva poi ricevuto
sempre maggiore impulso al punto che, durante il periodo da aprile a settembre,
trovarono impiego non meno di 600 uomini tutti appartenenti alla 33ª compagnia
minatori.
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