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Allo
scoppio del conflitto il problema dell'approvvigionamento alimentare non
apparve in tutta la sua gravità, anche perché si pensava
ad una guerra breve. Inoltre la mentalità economica imperante era
quella liberista, che riteneva di fare più danno che bene intervenendo
nella regolazione dell'approvvigionamento e distribuzione del grano.
Fornitori dell'Italia erano Romania e Russia che con la chiusura del Bosforo
vennero a mancare, per cui l'Italia si ritrovò a dipendere dall'alleanza
anglo-francese e in particolare sempre più dai prestiti e dal grano
procurato dalla Gran Bretagna (andando avanti con gli anni sarà
così anche per la Francia), senza possibilità di ricorrere
al mercato finanziario e al grano americano. Le quantità esistenti
vennero sottostimate e solo con un'indagine riservata tenuta segreta dei
CCRR si venne a sapere che era di 6/7 milioni di quintali. Quindi già
dal primo inverno di guerra si dovette affrontare il problema della gestione
alimentare che venne inizialmente delegato agli enti locali, e poi ad
un apposito ente (l'Utag) che faceva da tramite con il Joint Committee
alleato, dal quale l'Italia approvvigionò tutto il suo grano per
la popolazione e per l'esercito. Con l'aggravarsi della situazione nel
1916 e l'inizio delle proteste popolari, l'Italia e la Francia dovettero
rinunciare alla propria indipendenza nei confronti della Gran Bretagna
per mantenere la pace sociale all'interno e continuare la guerra.
I soldati italiani entrarono in guerra equipaggiati con la gavetta del
1872 che era stata modificata nel 1882 e nel 1885 ed era fabbricata in
latta o in lamiera, la prima per le sole guarnigioni a cavallo. L'oggetto
aveva la forma semiellittica che non variò neppure nel 1896, quando
a tutti i corpi, alpini ed artiglieria da montagna esclusi, a causa dell'ambiente
operativo, la gavetta venne cambiata con un modello di dimensioni ridotte
che entrava nella dotazione individuale e che sarebbe sopravvissuto nel
Regio Esercito fino al 1930. Il rancio era trasportato fino alle gavette
dalle retrovie mediante le casse di cottura, che contenevano le marmitte
coibentate con 25-30 razioni ognuna, trasportate a dorso di mulo fino
alle linee. Erano in grado di mantenere la temperatura interna di 60°
C per oltre 24 ore, per cui la cottura avveniva in gran parte durante
il trasporto.
Il rancio della prima guerra mondiale era il risultato del cambiamento
già operato con la guerra di Libia, quando dalle 2850 calorie si
passò a 4085. Le razioni erano di tre tipi e variavano da fronte
a retrovia, dove si consumava la razione territoriale modificata, che
contemplava meno calorie, mentre al fronte venivano distribuite la razione
normale di guerra e quella invernale di guerra. Esisteva anche una razione
che era composta da 400 gr di galletta e 220 gr di bue in conserva.
Naturalmente la razione , che all'inizio della guerra consisteva di 750
gr di pane, 375 di carne, 200 di pasta oltre a cioccolato, caffè,
formaggio cambiò a seconda della disponibilità dei viveri
che nel corso della guerra variò sensibilmente, ma anche in relazione
alla località. In alta montagna venivano distribuiti supplementi
di lardo, pancetta, latte condensato, mentre al servizio di trincea erano
contemplati alcolici, del resto segno inequivocabile dell'imminente assalto.
Nel dicembre 1916 la razione diminuì per i problemi alimentari
di cui soffriva l'Italia, passando a 3000 calorie, cioè 600 gr
di pane e 250 di carne, spesso sostituita da pesce poiché la carne
bovina era in larga parte di importazione.
Dopo Caporetto, gli italiani chiesero insistentemente più grano
agli alleati, ma a quel punto la strettoia era diventata la marina mercantile,
falcidiata da affondamenti , che poneva il drammatico dilemma: far arrivare
carbone o grano? In ogni caso nel giugno 1918 , la razione , che nel novembre
1917 era ancora di 3067 calorie, venne aumentata a 3580 per sorreggere
lo spirito dei combattenti. Per fare un rapido confronto basterà
dire che i francesi avevano una razione di 3400 calorie e gli inglesi
di 4400, ma gli avversari austriaci pativano invece duramente la fame.
A gennaio 1918 la razione di pane diminuì da 200 grammi a 165 per
i lavoratori, con la distribuzione di un'oncia di carne al giorno (poco
più di 28 g), provocando così il crollo della produzione
bellica. E' certamente fatto riconosciuto che buona parte della sconfitta
austro-ungarica dell'ottobre e novembre 1918 va addebitato al miserevole
trattamento alimentare del soldato imperial-regio, mentre il soldato italiano
poteva contare su una razione che era spesso assai migliore di quelle
a cui era uso il cittadino italiano.
Di seguito riportiamo una testimonianza
diretta riguardante l'alimentazione dei soldati in tempo di guerra. Il
passo è tratto dal Giornale di guerra e di prigionia di
Carlo Emilio Gadda:
"
Il nostro piccolo accampamento
è sulle pendici del Bruscòn, verso quota 1100. Qui stanno
i 41 muli, i conducenti, il Sergente Rossi capo delle salmerie, il maniscalco,
ecc. Gli uomini sono attendati: per muli ecc. si completeranno i baldacchini,
possibilmente con tetto in lamiera. Il clima è freddo e umidissimo
(montano-forestale) essendo la pineta fitta. La spesa viveri si fa con
le carrette all'osteria di Granezza che è assai lontana, o alla
Barricata [
]. In detti luoghi vi sono le sezioni di Commissariato
(sussistenza) della 30a divisione per il sottosettore di sinistra (Barricata)
e di destra (Granezza). Il tabacco si prelevava però solo a Granezza,
dove ha sede la direzione dell'ufficio di Commissariato. La spesa di foraggio
si ha nientemeno che a Rocchette, in pianura: è un bel viaggio.
L'avena si prende invece coi viveri. Alla spesa vanno le carrette. L'acqua,
che a Campiello veniva attinta dalle botti recate prima da camions e poi
col trenino a cremalliére, qui vien presa a Prià dell'Acqua.
La misura è di 4 litri per uomo al giorno, per tutte le truppe
dell'Altipiano. Detta acqua serve ora però solo per i conducenti,
perché noi l'abbiamo qui a Canove: e la trasportiamo a sud del
paese, con ghirbe.
Il rancio e il caffè vengono cotti la notte, poiché il Comando
brigata Piemonte ha proibito di accendere fuochi durante il giorno, e
con ragione. Il caffè vien recato al crepuscolo mattutino, la carne
cotta rimane là durante il giorno e recata col rancio di riso o
pasta a notte fatta. Gli uomini mangiano quindi , verso le 11 di sera,
con fame lupina, e prendono il caffè verso le 5 di mattina. Di
giorno hanno talvolta il formaggio (3 volte per settimana). La razione
è completata 3 volte per settimana da cognac o marsala o anisette.
Il servizio di viveri per le 3 sezioni in linea è fatto naturalmente
con le casse di cottura e i sacchi da pane a dorso di mulo: (un mulo per
sezione). I conducenti vengono a turno
"
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